Utsuroi - Un continuo cambiamento

da venerdì 18 ottobre 2019
a sabato 16 novembre 2019
Inaugurazione Giovedì 17 ottobre, ore 18:00
Galleria Nobili
Via Marsala, 4
20121 Milano (MI)
Italy

Bi-personale di Mitsukuni Takimoto e Simone Negri


Manifesto della mostra 'Utsuroi - Un continuo cambiamento' a Milano


Utsuroi

Se mujō 無常, impermanenza, denota il continuo mutare degli eventi ed è l'unica costante in una realtà variabile, il termine utsuroi 移ろい, condividendone il senso di transitorietà, afferisce più precisamente al momento esatto in cui si sta per manifestare un cambiamento.
Il significato originario si lega ad aspetti sacrali, circoscrivendo lo spazio vuoto che il kami 神, la divinità, sceglie di occupare. L'evoluzione del termine indica essenzialmente l'attimo della trasformazione. L'istante che la precede è l'essenza di utsuroi poiché è ciò che rende l'oggetto parte integrante di un tutto, soggetto a continua evoluzione.

La pratica dell'hanami 花見, all'esordio primaverile della fioritura dei ciliegi, così come i sottili mutamenti stagionali, tematica assai frequentata nell'arte, ci indicano che la sensibilità giapponese non si fonda tanto su una concezione della bellezza ideale e fissa riconducibile a canoni universali perduranti, ma piuttosto sulla capacità di adeguamento al cambiamento.
Variazioni repentine ed evidenti, o molto lente e impercettibili, non sono che aspetti differenti della mutevolezza del reale; la cultura giapponese innalza la variabilità della natura e dell'esperienza a presupposto significativo e pervasivo delle arti tradizionali. Ovvero colloca la bellezza nella potenzialità del cambiamento.

La ceramica, la musica e la scultura, così come l'architettura, includono e comprendono in sè il concetto di tempo come caratteristica fondante del loro essere, se non immediatamente ravvisabile, sicuramente percepibile da uno spirito attento in ascolto.
L'estetica giapponese non a caso è pervasa dal senso del ma. Di difficile definizione, il concetto si riferisce a un intervallo spazio-temporale, a un rapporto tra due o più soggetti in cui la corresponsione spirituale di chi osserva riveste un ruolo tanto importante quanto l'oggetto evocativo con cui intrattiene la relazione.
In altre parole la bellezza si esperisce, ha cioè a che fare con un luogo, con un tempo e con una una coscienza senziente in cui l'osservatore si muove come soggetto attivo.

La mostra

La scelta della Galleria di collaborare con Negri e Takimoto, ceramista italiano il primo e scultore giapponese il secondo, vede nel tempo e nello spazio i due punti cardine per un'indagine che parta inevitabilmente dalla materia grezza al farsi dell'opera a tutti gli effetti; entrambi condividono, rispettivamente verso argilla e legno, un metodo analogo che implica il susseguirsi di stadi differenti del processo creativo.

Selezione dei materiali, ricerca della struttura e della tonalità adeguata per Negri, abbozzo, definizione della forma attraverso sottrazione, per Takimoto. L'approdo all'opera passa per diversi momenti in cui l'artista collabora con il materiale, condensando il processo creativo nel manufatto finché l'equilibrio raggiunto, tra vuoto e pieno, renda accessoria ogni ulteriore azione.

Una delle opere di Negri in mostra alla 'Utsuroi'


Nella produzione ceramica di Negri il tempo così come il vuoto concorrono a creare un'atmosfera di sospensione ieratica. La tendenza all'essenzialità mira, tramite sintesi, a un piano espressivo più alto. Il processo di semplificazione elimina infatti la narrazione retorica, riducendo le forme nel tentativo di superare la contingenza. L'intervento del colore, che irrompe improvviso sulla liricità della struttura, lascia una traccia evanescente riportandoci a una dimensione vicina alla sensibilità wabisabi 侘寂, la malinconica bellezza ci ricollega al flusso del tempo.

Una delle opere di Takimoto in mostra alla 'Utsuroi'


Nella produzione di Takimoto le opere sono apparentabili a memorie flebili, che lo scalpello cerca di fissare indelebilmente alla duttilità del legno. In un'era in cui l'immagine sfruttata svanisce senza lasciar traccia, la dimensione del transitorio, dell'effimero e del contingente proposta dall'artista giapponese ci riporta a una sfera intima più contenuta e, in ultima analisi, al rapporto con la memoria.

Così i soggetti prediletti diventano simbolicamente cascate, fiumi, nuvole e fumo, in perenne mutamento e continuità, impossibili da afferrare. Visioni che si dileguano nel momento stesso del contatto. L'intervento umano tradisce la volontà di lasciare testimonianza di sè sui materiali, nel tentativo vano di bloccare il momento.
Lo scorrere del tempo è insito nei materiali e nelle lavorazioni, completamente insensibile all'intervento dell'uomo, che non ha potere su mutevolezza e transitorietà.


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